Patologia Cardiovascolare

4. LE PROCEDURE INTERVENTISTICHE CARDIOLOGICHE

4.4 VALVULOPLASTICA AORTICA

La terapia di prima scelta in caso di stenosi valvolare aortica è costituita dalla sostituzione della valvola con una protesi valvolare, meccanica o biologica, inserita mediante un intervento chirurgico.

Tuttavia, può succedere che le condizioni cardiovascolari e/o extracardiovascolari, e soprattutto lo stato degli altri organi (polmoni, fegato, reni, vasi periferici, encefalo), controindichino l'intervento chirurgico e allo stato attuale anche un intervento meno invasivo come l'impianto di protesi aortica trans-catetere, o determinino un elevato rischio operatorio, tale da superare l'eventuale vantaggio derivabile dall'intervento stesso.

In queste condizioni, l'unica alternativa terapeutica è rappresentata dalla Valvuloplastica aortica e cioè l'allargamento dell'orifizio della valvola aortica con un palloncino. Nel 40%-50% dei casi questa procedura può essere sufficiente a ristabilire un accettabile funzionamento della valvola aortica con 60-70% di sopravvivenza ad 1 anno (40-50% di sopravvivenza libera da eventi avversi come lo scompenso cardiaco).

In altri casi, la valvuloplastica rappresenta una procedura ponte per un completamento successivo con impianto di valvola trans-catetere o con intervento di sostituzione valvolare aortica mediante un intervento chirurgico.

La procedura è eseguita in sedazione e se necessario in anestesia generale con l'ausilio della ventilazione assistita.

L'approccio convenzionale è quello per via retrograda attraverso l'arteria femorale.

Si procede ad una dilatazione con palloncino gonfiabile dell'orifizio valvolare aortico nativo stenotico, che può essere ripetuto se necessario fino all'ottenimento di una riduzione significativa del restringimento dell'orifizio valvolare (valutato mediante la misurazione del gradiente di pressione determinato della stenosi della valvola mediante la valutazione ecocardiografico intraprocedurale).

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